Quando parliamo di burocrazia nel corso del principato, facciamo esplicitamente riferimento all’ordine equestre, tradizionalmente associato alla riscossione delle tasse e alla sorveglianza sulla riscossione effettuata da altri.
I posti medi dell’amministrazione, invece, furono ricoperti da schiavi e liberti della domus di Augusto. Tuttavia, a partire da Vespasiano, nell’ambito della burocrazia, si verifica un radicale cambiamento strutturale: i liberti, infatti, iniziano ad essere rimpiazzati nei posti importanti dai cavalieri.
Non bisogna assolutamente lasciarsi ingannare dall’apparato legittimista che Augusto e i suoi successori vogliono conferire all’apparato burocratico. Il principato, infatti, era il vero governo di uno solo. Tra il princeps e i suoi amministratori, che non dovevano che eseguire i suoi ordini, non vi era alcuna struttura intermedia. Il principe, in un certo senso, gestiva il potere in assoluta indipendenza, senza alcun tipo di condizionamento o obbligo. Nei fatti, quindi, l’impero era dunque governato dal princeps e dai suoi amici, in un organismo chiamato ufficialmente consilium principis. Il suo carattere essenziale era la totale mancanza di formalità : l’imperatore era libero di consultare chi riteneva opportuno, come pure di bandire dal consilium chi non gradiva.
Anche in questa circostanza, il princeps non mancò di rispettare formalmente il senato, creando delle commissioni di senatori, prima in numero di 15 poi di 20, per discutere delle questioni attinenti alla gestione degli affari costituzionali ed amministrativi, nonostante non si abbia un’indicazione precisa delle loro funzioni. Gli altri imperatori seguirono l’esempio di Augusto, nonostante bisognasse affrontare problemi sempre più complessi al proposito.