Il datore di lavoro

Il datore di lavoro, dal momento che le sue caratteristiche non sono di particolare rilevanza, è il grande assente del diritto del lavoro. È privo di incidenza sulla disciplina applicabile, ad esempio, il fatto che il datore di lavoro imprenditore eserciti la propria attività sotto forma di impresa individuale o di società. Questi elementi, infatti, scompaiono nell’ottica del diritto del lavoro, cui l’impresa interessa soltanto in quanto titolare impersonale del contratto di lavoro subordinato.

Tale situazione ha provocato una peculiare assenza di dialogo tra il diritto del lavoro e il diritto commerciale. Quanto detto, tuttavia, non deve essere inteso in termini assoluti, se non altro perché esistono comunque effetti della disciplina modulati in relazione al tipo e alle dimensione del datore di lavoro. Si deve inoltre tener conto che la categoria di lavoro ha recentemente conosciuto un’importante new entry, grazie alla privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico, la quale ha costretto lo Stato e gli enti pubblici a sdoppiarsi , rimanendo pubblici per gli aspetti organizzatori, ma trasformandosi in un datore di lavoro qualitativamente identico a quelli privati.

 Dimensioni dell’impresa

Sono numerose le norme lavoristiche che modulano l’applicazione di determinate discipline, in genere imponendo costi e vincoli per l’impresa, alle dimensioni della medesima, misurate in termini di consistenza occupazionale. Si presuppone, di massima, che quanto più un’impresa è grande, tanto più è in grado di sopportare i costi e i vincoli di cui sopra. Tale criterio, tuttavia, pare fortemente obsoleto, nella misura in cui, almeno attualmente, il numero dei dipendenti difficilmente può essere ritenuto un indice affidabile della consistenza economica dell’impresa.

Le norme in esame, comunque, sono ancora presenti, a cominciare dall’art. 18 St. lav., il quale non si applica ai datori di lavoro con meno di sedici dipendenti nell’ambito comunale, o di sessanta in ambito nazionale. Molte altre normative sono modulate in relazione alla consistenza occupazionale dell’impresa, con obblighi crescenti in misura proporzionale a detta consistenza. L’esistenza di queste disposizioni ha sempre reso particolarmente delicata l’operazione di compunto del numero dei dipendenti, sia in relazione al periodo temporale da prendere come riferimento, sia in relazione alla tipologia di rapporti da prendere in considerazione

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