Lo sviluppo della teoria di Guido Calabresi avviene in due momenti essenziali.

Il primo coincide con la sua opera The Costs of Accidents (1970), nella quale si esprime il criterio secondo il quale il costo del danno deve gravare su colui che sia in grado di sopportarlo nel modo più economico possibile.

Ma la critica sottolinea la difficoltà di individuare, prima che il danno si sia verificato, colui che a priori possa essere considerato il cheapest cost avoider.

La regola di responsabilità viene allora modificata ed assume il suo tenore definitivo: risponde del danno colui che si trova nella posizione più adeguata a condurre l’analisi costi-benefici.

Colui che viene fatto rispondere di un certo danno deve sopportare tale responsabilità perché si è trovato, prima del suo verificarsi, nella situazione più adeguata per valutare l’opportunità di evitarlo e la modalità per evitarlo nel modo più conveniente, sicché il verificarsi del danno discende da un’opzione per il medesimo, assunta in alternativa alla decisione contraria.

Anche nella teoria del rischio od in quella dell’esposizione al pericolo colui sul quale grava la responsabilità ha scelto a sua volta di correre un certo rischio o di creare un certo pericolo, ma la differenza rispetto al criterio ultimo di Guido Calabresi è radicale.

La scelta di una certa attività o la messa in atto di una determinata situazione per l’una o l’altra delle vecchie teoriche comporta il crearsi di un insieme di rischi, i quali al loro verificarsi implicano la responsabilità di chi, optando per la determinata attività o situazione, li ha scelti in radice.

In questo si evidenzia però la distanza tra il danno e la scelta, perché quest’ultima non attiene al singolo danno, come invece è per il criterio di Guido Calabresi, ma a ciò che ne sta alla fonte.

In questi termini accollare il danno a colui che sia in grado di trasformare il rischio in costo si rivela criterio altrettanto approssimativo di quello più antico secondo cui chi ha i vantaggi di certe situazioni deve subirne anche gli oneri (cuius commoda, eius et incommoda).

Guido Calabresi ha approntato un criterio di responsabilità scevro delle difficoltà soggettivistiche nella sua articolazione tecnica, ma ugualmente radicato nella dimensione uomo.

Esso è in grado di coprire anche la realtà dell’impresa, nella quale l’organizzazione non elimina la decisione: se è vero che il piano della responsabilità per i fatti dannosi riferibili all’impresa deve arretrare dal livello dell’esecuzione a quello dell’organizzazione, questo non esclude, ma anzi postula, quelle decisioni di cui l’organizzazione è funzione.

Guido Calabresi ha fornito il criterio di responsabilità adeguato alla civiltà tecnologica perché massimamente aderente all’idea della calcolabilità ed in pari tempo in grado di restituire senso alla categoria della responsabilità.

Lascia un commento